La presa

Non mi succedeva da tempo, di essere preso da un’opera. Mi è successo ora due volte in due giorni, prima con una serie tv (Mozart in the jungle) e poi con un libro (Fahrenheit 451), per motivi diversi.

Essere presi, davvero presi, è una cosa magnifica. La maggior parte delle cose che ho letto, visto o giocato negli ultimi anni non erano così. Erano modi di passare il tempo, belli certo, fatti bene, ma non mi ci ero connesso così profondamente. Non sono più i tempi nei quali passavo pomeriggi a leggere Hemingway o ore a giocare ai pokémon. Ora quando guardo qualcosa, gioco, leggo, è per distrarmi, spesso faccio due delle tre cose assieme (grazie Blizzard per aver messo hearthstone su tablet), non mi appassionavo più di tanto. Nella mia infanzia ho letto TANTO e giocato TANTO, quindi da qualche anno a questa parte non trovavo più cose che mi stupissero o catturassero. Perfino la Trilogia della Fondazione di Asimov, che ho finito di leggere qualche settimana fa, per quanto fosse bellissima e uno dei libri caposaldo di qualsiasi cosa fosse stato scritto dopo il 1960, non mi aveva preso. La leggevo perché era bella, nelle pause tra le lezioni, ogni tanto in casa, ma non si legava a me così strettamente, sapeva di già visto, era prevedibile (una prevedibilità dettata dall’uso spropositato che è stato fatto dei canoni e delle idee usate nella trilogia da parte di ogni singolo scrittore/regista/programmatore degli ultimi 70 anni, certo, ma comunque una prevedibilità che in parte mi ha tolto un po’ del piacere della scoperta che c’è nel leggere). Per le serie tv avevo bisogno di almeno tre o quattro episodi per essere preso, anche un’intera stagione. Non c’era niente che mi colpiva subito, c’erano certo cose che mi intrigavano (Fargo, sto guardando te, insieme a Parks and Recreation) ma avevano bisogno di tempo per sviluppare una presa.

E invece.

E invece cazzo, questo libro e questa serie sono una bomba per me.

Finita la prima puntata di Mozart in the jungle, sono rimasto stordito. E ne volevo ancora. Mi sono mangiato altre due puntate, poi il treno è arrivato in stazione e blablabla vari, ma oggi credo finirò la serie. Anzi, sicuramente finirò la serie. Anche mentre scrivo qua, sto solo aspettando di aprire vlc e rituffarmi nel mondo di note e cazzate che è Mozart in the jungle. Perché parla di quello, note e cazzate, un binomio perfetto per me. Una colonna sonora così e una storia così… “vicina” alla mia età non poteva che catturarmi, senza resistenza alcuna.

E Fahrenheit 451? Guardate, vi cito l’incipit.

Era una gioia appiccare il fuoco.
Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d’orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia. Col suo elmetto simbolicamente numerato 451 sulla stolida testa, con gli occhi tutta una fiamma arancione al pensiero di quanto sarebbe accaduto la prossima volta, l’uomo premette il bottone dell’accensione, e la casa sussultò in una fiammata divorante che prese ad arroventare il cielo vespertino, poi a ingiallirlo e infine ad annerirlo. egli camminava dentro una folata di lucciole. Voleva soprattutto, come nell’antico scherzo, spingere un’altea su un bastone dentro la fornace, mentre i libri, sbatacchiando le ali di piccione, morivano sulla veranda e nel giardinetto della casa, salivano in vortici sfavillanti e svolazzavano via portati da un vento fatto nero dall’incendio.

Cioè. Cos’è sta roba? Da dove è uscito? È genio allo stato puro, una poesia più poetica della poesia, un incantesimo di inchiostro. È bastato questo per farmi innamorare del libro. Non avevo mai letto niente scritto così. Così onirico, così brutalmente gretto. La descrizione della barbarie elevata al sublime. So già che questo librò lo divorerò in pochissimo tempo, tempo che dividerà con Mozart in the jungle.

Ecco, per due motivi diversi sono tornato bambino. Quando ancora i mondi scritti non erano stati visitati, quando muovevo i primi passi su Arda, quando i Terran erano sotto attacco e ommioddio cosa sarebbe successo. Quando, insomma, il mio zainetto era ancora vuoto, lo zainetto che col tempo, viaggiando attraverso mondi diversi si è trasformato in una rimorchio pieno di invenzioni, trucchi stilistici, personaggi e trame. Un rimorchio che mi toglie molte volte il piacere della scoperta, in un semplice “ah sarà come in libro X” che dissipa la magia della narrazione.

Una serie tv che si legasse alla musica mi mancava. Era dai tempi di Beck che non ne guardavo una. E come Beck, chissà cosa mi lascerà questa volta.

E un libro che mi prendesse non per la storia ma per la scrittura, non ricordo neanche esistesse. Forse Il Vecchio e il mare, forse, ma non ne sono neanche troppo sicuro.

In sostanza, oggi sono un po’ più felice. Di aver ritrovato quella scintilla che avevo perso da tempo nel mio rimorchio, tra il bailamme di cose accumulate. E di aver scoperto di potermi ancora stupire, e che ci sono ancora tante cose che ancora il mondo ha da darmi. Chissà.

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