Occhi

Camminavo per strada, oggi. Senza musica, senza niente a cui pensare, e me ne sono accorto.

Guardo solo per terra. Di default ho lo sguardo diretto verso il basso, davanti a me. Cosa significa? È un indice del mio pessimismo? Della disillusione, del mio modo di pensare secondo il quale tanto non c’è niente di interessante da guardare?

Eppure non è così. Lo so bene. Ho provato ad alzare lo sguardo e c’era la Mole, imponente e fantastica. Il cielo, striato di nuvole, non il mio preferito ma decisamente incantevole. Essendo in zona Palazzo Nuovo anche la quantità di ragazze belle da togliere il fiato non era da sottovalutare. Ho provato a fare attenzione, tante cose che non avevo mai notato nel tragitto casa-conad mi hanno lasciato piacevolmente sorpreso. Come ho fatto a diventare così? A non voler più fare attenzione alle cose, belle e non? A chiudermi in me stesso? Ad abituarmi a vivere a testa bassa?
Non so quando, di preciso, eppure una volta ero diverso. Ero curioso, esigevo di sapere le cose, volevo esplorare, volevo una conoscenza totale e impossibile di quello che mi circonda. Leggevo una marea di libri all’epoca, mi informavo sul mondo, parlavo con gli altri… E poi basta. A un certo punto ho smesso. Non so precisamente quando, ma ho smesso di cercare di espandermi. Ho chiuso le porte del mio immaginario castello, riempito il fossato, rinnovato netflix e mi sono estraniato dal mondo. Ho pian piano smesso di fare ogni cosa che mi impiegasse la mente, ho smesso di suonare con costanza, di leggere, di guardare film belli. Ho cominciato a giocare ai videogiochi, tanto, troppo (chiariamo che questo non significa che smetterò di giocare a LoL prima di arrivare almeno a gold.) Non ho più fatto nuove amicizie, anzi, ho cominciato ad allontanarmi dalla gente, comportandomi… beh, male. Non cercando nessuno, non essendo più una persona con la quale sia piacevole passare una serata, non ascoltando più la gente. Anche oggi, dopo cena, sono passati dei nostri amici e io mi sono messo a scrivere questo pezzo, quasi ignorandoli.

Sono rimasto addormentato. È una metafora trita e ritrita, oh, ma se la usano tutti un motivo ci sarà. Sono rimasto addormentato, mi sono anestetizzato, e ho cercato di evitare ogni possibilità di destarmi.
Non mi sono ancora svegliato, assolutamente, ma credo di avere finalmente raggiunto quella fase del sonno dove cominci a sognare lucidamente, con cognizione. Quando ancora sei soggetto alle regole del sogno, alle regole irrazionali e imperative del mondo onirico, ma riesci a capire cosa ti sta succedendo. Ed è terribile essere qua. È già un passo avanti, oddio, ma ancora devo lavorarci.
Ho ricominciato a leggere, ho quasi ripreso a suonare, sto recuperando film e serie tv belle, bellissime. Forse presto riuscirò a tornare a essere un umano sociale e funzionale, non ne ho tanta voglia ma so che ne ho bisogno.

E comincerò a guardare verso l’alto. A testa alta. Che non ho certo motivi di piangermi addosso, è ora di darmi una svegliata. Metaforicamente e letteralmente. Mi piacerebbe piangermi adosso, è molto più facile. Anche dare la colpa a qualcos’altro, va tanto di moda, ti esula dalle responsabilità che ti dovrebbero spettare e ti mette in pace con te stesso.
Ma non sarebbe giusto.
Sarebbe la scorciatoia.
Quella che ti toglie dalle grane facilmente ma non ti insegna niente.

Insomma, una cosa inutile.

E allora su gli occhi. Nel cielo, verso i monumenti, verso la natura. E magari anche negli occhi delle altre persone. Ma quello con calma.

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