DI REFERENDUM E DIVISIONI

Non sono andato a votare.

Perché? Perché questo referendum faceva schifo. Ho passato 3 settimane a informarmi su un argomento troppo tecnico, per il quale sarebbero serviti anni e anni di studi. E le informazioni che mi arrivavano erano, chiaramente, di parte, ma orrendamente sbilanciate sul denigrare gli oppositori. Chi avrebbe votato no era brutto e cattivo, chi avrebbe votato sì ingenuo e sinistroide. I Mattei hanno trasformato un quesito tecnico in una questione puramente politica, formando due fronti opposti che hanno cominciato, come scimmie, a tirarsi merda addosso.

Che questa era politica fosse all’insegna della strumentalizzazione di ogni cosa lo avevo appurato, ma mai mi aveva fatto ribrezzo come oggi (ieri, la settimana scorsa). Disinformazione da tutte le parti, dati riportati a caso, decisioni basate su foto di gabbiani intrisi di petrolio. Entrambi gli schieramenti sono stati ugualmente tremendi.

Alla fine della fiera ero arrivato a propendere per il no. Parlerei anche di questa fantastica idea tutta italiana del sabotaggio del quorum, che costringe chi vorrebbe votare no a starsene a casa, ma preferisco soprassedere per evitare di scendere nella volgarità. Non andare a votare mi ha fatto sentire sporco dentro, ma anni di videogiochi mi hanno fatto desistere dal fare la cosa di cuore in favore del comportamento logico che avrebbe portato a un risultato a me favorevole.

Le parole di mia madre al sentire questa decisione, “Ma non sarai mica renziano?”, mi hanno fatto arrabbiare e capire quanto questo referendum fosse diventato una farsa. Un trucco orrendo per dividere l’Italia in due, arbitrariamente, senza tenere conto delle sfumature. Un voto tecnico (che, tra le altre cose, non andrebbe lasciato MAI in mano alla massa) divenuto una dichiarazione di intenti politici.

E allora in culo a tutti. In culo a chi è andato a votare a questa farsa credendo di stare esercitando il suo diritto di voto e si sente superiore. In culo a chi non è andato sentendosi superiore a chi è andato a votare per aver vinto. In culo a Renzi e alla sua demagogia. In culo a Salvini e al suo populismo becero. In culo agli italiani, me compreso, che non si rendono conto che il detto “divide et impera” è sempre attuale.

Ero dalla parte dei vincitori, ma mi sento sconfitto.

Oh, prometto che torno a parlare di minchiate dal prossimo post.

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