Happyish

Finché è caldo

Nuova rubrica dove consiglio cose.

Se si seguono serie tv o manga, capita di guardare solo opere che siano già state giudicate buone da altri. Il problema grosso è che la maggior parte delle volte questi giudizi arrivano o vengono trovati troppo tardi e la mole di capitoli o episodi da guardare per mettersi in pari è talmente tanta, avendo sicuramente altre cose da cui prestare la propria attenzione, che si lascia a malincuore da parte l’opera consigliata, provando un certo magone quando se ne parla perché più si rimanda la sua visione, più si sa che non avverrà mai perché la montagna diventa sempre più grande.

Ecco, qua io cercherò di consigliare cose che, secondo me, sono una bomba e siano cominciate da poco, pochissimo. Perché, soprattutto, è una goduria immensa essere tra quelli che “io l’ho guardato dalla prima stagione”, ammettiamolo.

HAPPYISH 

Puntate al momento: 4

Questa è la serie tv nella quale ripongo più speranza, e sono quasi sicuro che possa diventare la mia preferita. La storia parla di un quarantenne, Thom, che quando la sua azienda assume due giovani creativi per svecchiarsi si trova costretto, molto (MOLTO) controvoglia, a cambiare anche sè stesso per adeguarsi al mondo nuovo dei social media. Happyish è quasi intraducibile in italiano, come ogni aggettivo che termini in “-ish”. Questa desinenza dona un’aria di incompletezza alla parola, sta a significare che la sensazione è simile a quella che vuole definire ma allo stesso tempo diversa. Alla domanda “Sei felice?” se un anglofono risponderesse “Happyish” starebbe a significare “Si tira avanti.”

Questo concept si poteva sviluppare malissimo, anzi, in maniera pessima, e invece la serie regge, e anche benissimo, grazie all’approccio che hanno i protagonisti alla vita. Con gioia, accettano pian piano quel che gli tira la vita, e-

No. Così farebbe schifo. Non sarebbe realistico.

I protagonisti sono tutti incazzati neri. Come delle iene. Non c’è la leggerezza tipica delle sitcom o delle serie tv comedy normali. Tutti sono arrabbiati come calabroni per la merda che gli tira la vita, e vorrebbero fottersene altamente ma non possono perché, cazzo, bisogna pur campare e comunque si è sempre andati avanti anche quando le inculate erano molto più poderose.

La scurrilità del paragrafo superiore non è casuale, eh. L’ho scritto così per darvi un’idea di come sia questa serie. Le parolacce riempiono i dialoghi, e l’accettazione dell’impossibilità di sfuggire ai problemi ma solo di sopravviverci permea l’atmosfera, creando uno spazio di sarcasmo e cinismo che personalmente adoro, come anche la surrealità che a tratti assumono le gag.

Questa serie non è di quelle dove tutto va bene. Non è epica, non ci sono grandi azioni, colpi di coda, sorprese o altri caratteri tipici delle comedy, ma è normale, parla di persone normali, con problemi normali, e lo fa in un modo geniale, riuscendo a farci entrare in contatto con tutti i personaggi.

Non avete niente da perdere nel dare un’occhiata a questa perla, quindi se vi piace una comicità non basata sulle gag in particolare ma sull’atmosfera generale, sulla surrealtà delle situazioni e sulla scurrilità (oh, dite quel che volete ma un bullshit ogni 4 parole rende il tutto più bello) cominciatela.

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