Musica

Stand by me

Oh, sono come uno di quei parenti che lo si vede solo ai funerali. Ieri è morto Ben E. King, l’autore di una delle canzoni più belle e toccanti di tutta la musica leggera e di altre che conoscono in pochissimi, me escluso, sempre di una bellezza incredibile. La notizia mi ha colpito più di quanto pensassi, probabilmente perché Stand By Me la suono un giorno sì e l’altro pure e quelle quattro note mi sono entrate ormai sottopelle. Mi sono sentito come se fosse morto un familiare, una persona a me vicinissima, avevo quasi le lacrime agli occhi. E, ripeto, conoscevo di suo solo Stand By Me (occristo, anche questa era sua), quindi non è come quando era morto Ronnie James Dio o Richard Wright (quest’ultimo particolarmente toccante perché avevano appena detto avrebbero toccato Genova col tour, maledetti). E credo che molti si siano sentiti come me. Pur essendo conosciuto dai più solo per una canzone, questa canzone ha parlato per più di 50 anni al cuore di chiunque l’abbia mai sentita. Con solo quattro accordi e un paio di violini il signor King è riuscito a creare una pietra miliare della musica, incidendo il suo nome sul muro della storia. Mi chiedo cosa abbia provato in tutti questi anni, sentendo la sua canzone sempre più suonata e sempre più diffusa, sapendo che quando sarebbe arrivato il giorno fatidico, nessuno si sarebbe dimenticato di lui. Tutto il mondo avrebbe cantato ancora, e ancora, per chissà quanto tempo il suo gioiello, di fatto estendendo il suo impatto sul mondo potenzialmente all’infinito, che è quello per cui siamo qua alla fine, lasciare un qualcosa, che sia un figlio, un’invenzione o chissà cos’altro come segno del nostro passaggio. Sto scrivendo per ricordarlo pure io, nel mio piccolo, e ringraziarlo di quello che mi ha donato con 3 minuti scarsi di canzone, per tutte le volte che la sentirò e mi solleverà anche se per poco dai miei pensieri.

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